Vinili e libri: quando il vintage salva un pezzo di storia

disco in vinile

Che cosa hanno in comune un disco in vinile e un libro? Quasi nulla, ma di sicuro possiamo dire che entrambi sono stati “salvati” dal vintage, che negli ultimi anni è diventato una tendenza modaiola.

Nell’era di internet, del web 3.0, dell’e-commerce e della tecnologia, ogni oggetto analogico è ormai inutile…oppure si riscopre vintage.

I dischi in vinile e i libri cartacei ne sono un esempio: nati come prodotti unici nel loro genere, nel corso degli anni hanno avuto un tracollo funzionale a causa della loro natura “non tecnologica”.

Ma cosa ha portato questi due comuni oggetti di consumo a diventare prodotti di nicchia?

Il disco in vinile: dalla nascita alla sua crisi

La storia travagliata del vinile inizia nel 1948, quando la Columbia Records statunitense lo presenta al mondo quale evoluzione del disco a 78 giri.

Fino agli anni ’70, il vinile è stato l’unico supporto disponibile per la riproduzione audio, e quindi il più venduto. Tuttavia, quando negli anni Ottanta sono state inventate le audiocassette, la loro diffusione è stata tale che la produzione su larga scala del vinile cessa a partire dai primi anni Novanta.

Nel corso di quest’ultimo decennio, il compact-disc (CD audio) soppianta anche le musicassette, e dalla seconda metà degli anni Duemila l’avvento degli mp3 satura inesorabilmente il mercato della musica.

L’intenzione di Leonardo Chiariglione, che nel 1998 ha inventato l’mp3, non era azzerare la discografia internazionale, ma realizzare standard universali che potessero riprodurre sia la musica, sia le immagini in un mondo che si stava lentamente digitalizzando.

Purtroppo però, la situazione gli è sfuggita di mano, e i negozi di dischi hanno iniziato a chiudere i battenti con tutti gli scaffali pieni.

Il libro cartaceo: il suo declino come prodotto di “svago”

Prima di tutto, bisogna sottolineare che il libro ha due funzioni principali: soddisfare bisogni di svago e di conoscenza. In parole povere, un libro si legge per impiegare del tempo libero, o per motivi di studio.

Considerato il detentore del patrimonio culturale dell’uomo, quest’ultimo ha una valenza storica inimmaginabile. Tuttavia, sembra che il mondo dell’editoria stia attraversando un periodo di grave crisi.

Complici le nuove tecnologie, la prima funzione del libro è venuta meno, poiché la maggior parte delle persone preferisce svagarsi in modi meno “impegnativi”.

Come se non bastasse, l’avvento dei supporti di lettura digitali, gli e-book, hanno dato il colpo di grazia al mercato del libro cartaceo e alle librerie che, come nel caso dei negozi di dischi, si sono ritrovate gli scaffali del magazzino pieni di volumi invenduti.

Il vintage: quando i vecchi prodotti acquistano nuova vita

Il termine vintage deriva dal francese “vendege”, a sua volta ricavato dal termine latino “vindemia”, che indicava in senso generico la qualità dei vini d’annata.

Negli anni questa parola ha assunto un connotato diverso, diventando il termine con cui ci si riferisce al valore di un oggetto prodotto almeno vent’anni prima del periodo in cui viene utilizzato.

Infatti, è definito “vintage” ogni articolo che, per differenti ragioni, è divenuto un cult nel suo settore.

Nel caso del vinile, a partire dalla seconda metà degli anni Duemila, lo ritroviamo protagonista negli scaffali dei negozi di musica, ma non come bene di consumo, bensì come prodotto di nicchia che riunisce schiere di appassionati di musica.

Anche se non possiamo affermare la stessa cosa per il libro (per fortuna…), possiamo dire che, grazie al vintage, questi preziosi oggetti hanno acquisito nuova vita e importanza.

Infatti, pare che ogni qual volta un articolo sia soggetto ad un crollo di popolarità, una minoranza di appassionati ci si riavvicina, spesso generando un movimento modaiolo di “ritorno al passato”.

Che sia negli scaffali di casa, o in quelli di un negozio, ora possiamo dire che sia il vinile, sia il libro brillano ancora una volta di luce propria.

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